giovedì 1 aprile 2010

Il Palermo di Delio Rossi e Liverani: parte tattica

Rilevante pubblicazione per la parte tattica dell'analisi rosanero: l'articolo è infatti da poche ore online sul sito Alleniamo.com, tra i migliori del settore. Ve la ripropongo con piacere.



Con l'approdo di Delio Rossi in Sicilia, il gioco del Palermo è migliorato in modo sensibile, come testimonia la scalata della classifica. Prima di analizzarlo, è importante sottolineare che Rossi, nonostante in passato sia stato tacciato di essere un arcigno difensivista, è cresciuto alla scuola di Zeman. Niente spregiudicato 4-3-3 con la linea difensiva oltre la metà campo, ma una sua evoluzione più accorta e produttiva: Rossi ha infatti scelto per il suo Palermo un 4-3-1-2 «intelligente», ben conosciuto sia da lui che dalla squadra dato che così si giocava al Barbera con Ballardini, e con questo stesso modulo il tecnico riminese ha guidato la Lazio al successo in Coppa Italia un anno fa.

I princìpi del gioco sono rimasti invariati, com'è naturale che sia, anche grazie alle molte similitudini con la Lazio: Miccoli è una seconda punta tecnica quanto e più di Zarate, tendente all'assist ma che non disdegna mettersi in proprio, come dimostrano le 13 marcature stagionali; Cavani e il suo sostituto Hernandez hanno movenze simili a Rocchi, centravanti che svaria su tutto il fronte offensivo con il taglio come arma segreta; Liverani è un Ledesma mancino con una visione di gioco migliore, più lento ma anche e soprattutto più esperto; il duo di terzini, Cassani-Balzaretti, ha le stesse proprensioni offensive - e le carenze difensive: non bisogna essere omertosi - di Kolarov e Lichtsteiner; in chiusura il portiere, perché Sirigu ha l'età che aveva Muslera la scorsa stagione, e proprio come l'arquero uruguagio ha sottratto il posto al titolare designato (lì Carrizo, qui Rubinho).

La manovra del Palermo, quindi, non è molto dissimile da quella della Lazio targata Rossi. Ad orchestrarla ci pensa il già celebrato Liverani, di cui ho tessuto le lodi poche righe fa. La manovra passa necessariamente dai suoi, sapienti piedi: una volta ricevuto il pallone, preferibilmente fronte alla porta in modo da non doversi girare (la lentezza è un dato di fatto: per rendere al meglio Liverani necessita di palloni giocabili immediatamente, di prima o al massimo ai due tocchi), il regista rosanero smista il gioco sugli esterni per gli accorrenti terzini oppure cerca la verticalizzazione. Spesso è lui a «pulire» il pallone per Pastore, cui spetta il compito d'inventare trenta metri più avanti. Nel caso in cui Liverani sia impossibilitato dal pressing avversario a ricevere il pallone (succede spesso quando l'avversario adotta un centrocampo a rombo speculare a quello palermitano, in cui il trequartista va a far pressione sul regista rosanero sin dall'inizio dell'azione), la scelta ricade sul centrale sinistro di difesa, Cesare Bovo: destro naturale con buona visione di gioco, il cui piede è assai più educato di quello del compagno di reparto Kjær, che basa il proprio gioco sulla notevole fisicità ed il tempismo dell'intervento. Terza opzione: le discese dei terzini, tanto care a Zeman. Con Cassani e Balzaretti, duo che sta vivendo una stagione da incorniciare, la scelta si rivela spesso proficua: dotati entrambi di buona corsa e piedi sufficientemente buoni, il dialogo con i centrocampisti gli consente spesso di proporsi al cross, soprattutto per un Budan che raramente disdegna tali iniziative.

Fin qui abbiamo visto ciò che accade quando al Palermo viene consentito di far partire l'azione dalle retrovie, ma non sempre è così. In particolare contro le grandi, Inter-Juve-Milan-Roma, i rosanero hanno basato i propri successi sulle ripartenze, scindibili in due categorie: originate nella propria metà campo e provocate nella metà campo dell'avversario. Per quanto concerne il primo genere di contropiede, emblematico è il gol segnato a San Siro contro il Milan sul finire del 2009: pallone recuperato da Miccoli (in costante ripiegamento difensivo) a trenta metri dalla porta di Sirigu, e conduzione centrale dell'azione accompagnata da una doppia sovrapposizione sugli esterni, con lo stesso Miccoli a sinistra (cui Pastore recapiterà poi il pallone) e Cavani a destra. Cambiano gli intepreti, ma sostanza è sempre la stessa: un uomo con la palla per vie centrali e due compagni di squadra che si propongono sull'esterno, pronti a tagliare così come a costringere al rinculo la difesa per consentire al portatore di palla di calciare in porta o di servire il centrocampista che arriva a rimorchio.

Alternativa gustosa e spesso più efficace - ma anche rischiosa, se non eseguita a dovere - il pressing alto: poiché Pastore viene spesso esentato dall'azione di pressing al fine di preservarne la freschezza, un incontrista va ad aiutare l'attaccante in fase di raddoppio sul difensore in possesso di palla sulla propria trequarti campo difensiva. Così facendo, il pallone viene recuperato ad una distanza spesso esigua dalla porta avversaria, ed i palloni serviti sul taglio degli attaccanti finiscono quasi sempre per cogliere impreparate le terze linee avversarie. Tale pressing offensivo è favorito dall'atteggiamento difensivo: la linea a quattro (Cassani, Kjær, Bovo e Balzaretti guidano la classifica dei più presenti in questo Palermo 2009-10: la linea difensiva è ben oliata e poco avvezza all'errore), sempre compatta, andando ad accorciare sin quasi sulla linea di centrocampo, costringe la squadra ad alzare il proprio baricentro per far sì che il pressing risulti ancor più efficace. Un ultimo appunto per quanto concerne la fase difensiva, riguardante la marcatura del trequartista avversario: non avendo Liverani le doti adatte per francobollare il «10» di turno, Rossi ha scelto di far uscire un centrale difensivo sul trequartista avversario, facendo scalare il terzino al centro ed imputando al mediano laterale il raddoppio sul trequartista; in tal modo, l'azione può immediatamente ripartire dai piedi Liverani, così da innescare il già illustrato contropiede.

Questa la vivisezione tattica del Palermo di Delio Rossi, cui però è volontariamente sfuggito l'elemento di rottura: Fabrizio Miccoli, con i suoi dribbling e le sue invenzioni, costituisce la variabile impazzita di un sistema di gioco che, proprio grazie al suo estro, rappresenta una delle più belle realtà del calcio italiano.

Antonio Giusto

Fonte: Alleniamo.com

7 commenti:

Andrea ha detto...

Anzitutto, volevo complimentarmi per la pubblicazione della tua analisi tattica su Alleniamo. Hai realizzato una disamina davvero straordinaria sui siciliani, complimenti davvero.
In secondo luogo, oggi girovagando sul web sono capitato su un forum calcistico, e mi è tornato in mente «Calcio Bloggers», il forum creato da te con Alberto «Kerzhakov» qualche tempo fa. Purtroppo Forumfree ha cancellato il sito dagli archivi per inattività. Volevo chiederti se il progetto è stato definitivamente accantonato o se, anche dopo questa mia segnalazione, sia possibile il ritorno di un forum del genere. Mi ricordo che nei primi giorni di vita ci fu un boom di iscrizioni e messaggi, ma ben presto il tutto andò a scemare e il forum venne abbandonato.
Non dico di creare un forum con «millemila» messaggi al giorno, ma discutere con esperti del settore, personalmente, mi piaceva molto.

Antonio Giusto ha detto...

Un sentito ringraziamento, innanzitutto.

Capitolo forum: «Calcio Bloggers» riposa in pace negli archivi cibernetici di ForumFree. Per discutere, ce ne siamo presto resi conto, è ben più comoda la sezione «commenti» dei nostri blog.

Carlo ha detto...

A mio umile avviso andrebbe sottolineata una semplicissima cosa:
Liverani e miccole costituivano l'0 asse di centrocampo del Perugia che ottenne mirabolanti successi negli anni '90: credo che intronoa questo asse si stia costruendo il successo odierno: al di la di Pastore che è un vero e proprio fuoriclasse e nelle movenze mi ricorda ( e molto) Kaka, forse un po piu lento, andrebbe fatto un paragone con il pergugia di Cosmi.
Che ne dite?

Antonio Giusto ha detto...

A dire il vero, Carlo, Miccoli e Liverani non hanno mai condiviso lo spogliatoio perugino.

Carlo ha detto...

Urco can Antonio,
hai proprio ragione.
Liverani e' partito l' anno prima che arrivasse Miccoli.
Chiedo venia.

Antonio Giusto ha detto...

Miccoli e Liverani, tra l'altro, si resero protagonisti di un episodio simile alla Fiorentina: il «Romario salentino» lasciò il Franchi un anno prima dell'approdo in viola del regista romano.

Carlo ha detto...

...mi inchino alla tua memoria statistica.
Complimenti.