Visualizzazione post con etichetta calcio tedesco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta calcio tedesco. Mostra tutti i post

sabato 22 settembre 2012

Schalke 04 - Bayern Monaco 0-2: Müller incanta

 
 
Entrambe reduci da un successo in Champions League, 2-1 lo Schalke in casa dell'Olympiacos martedì, 2-1 il Bayern Monaco in casa propria contro il Valencia il giorno dopo, le due squadre - entrambe sin qui imbattute in Bundesliga - si affrontano a  Gelsenkirchen in un incontro valevole per la quarta giornata di campionato.

PARTITA Il primo tempo scivola via placidamente, con le due squadre che si rimbalzano il pallino del gioco, senza però concludere alcunché. L'unica occasione degna di nota è quella creta da Farfán: al trentacinquesimo si libera in area, e scarica un siluro che Neuer devia in angolo. Poco altro da annotare: un colpo di testa di Mandžukić su cross di Kroos (...) al 25', oltre la traversa, ed il prevedibilissimo diluvio di fischi riservati dalla curva dello Schalke a Neuer, che un tempo in quello spicchio di stadio intonava cori in favore dei propri beniamini vestiti di blu.

Il secondo tempo ci regala, dopo cinque minuti di gioco, la prova di quanto Draxler sia ancora immaturo: ruba palla ad un ingenuo Boateng sulla trequarti difensiva del Bayern, ed anziché servire ad Huntelaar il pallone dell'1-0, ne mantiene il possesso e finisce per farsi rimontare. Gli uomini di Heynckes, memori del detto «gol sbagliato, gol subito», danno immediatamente motivo di ulteriore rammarico al gioiellino dello Schalke: prima Kroos infila Unnerstall dopo una triangolazione con  Müller. Siamo al 55', tre minuti più tardi è il numero 25 a regalarci un'opera d'arte pallonara: prende la linea di fondo come il miglior Kobe Bryant,  beffa con un tunnel il malcapitato Fuchs e deposita il pallone nell'angolino basso alla destra di Unnerstall con un colpo da biliardo. E centoventi secondi più tardi Müller ci riprova, ma stavolta deve accontentarsi di un calcio d'angolo. Afellay subentra a Draxler, ma la musica non cambia: lo Schalke, cui l'uno-due del Bayern ha tagliato le gambe, attacca disordinatamente, scoprendo il fianco alle ripartenze avversarie. Fortunatamente, Unnerstall  fa buona guardia ed i gol al passivo sono due appena.

STEVENS Deve arrendersi alle individualità del Bayern. Giusto sostituire Draxler dopo un'ora ed un grave peccato d'egoismo.

HEYNCKES Il rombo offensivo ruota che è un piacere: nessun riferimento per i difensori avversari, e due gol.

ARBITRO Direzione senza macchia, quella di Kircher.

TOP PLAYER: Müller - Uno splendido gol, e l'assist per Kroos. Cosa volete di più?

BASS PLAYER:  Draxler - Paga l'inesperienza, ma le qualità ci sono. Ed anche il temo per maturare.

TABELLINO

SCHALKE 04 - BAYERN MONACO 0-2

MARCATORI: 55' Kroos, 58 'Müller.

SCHALKE 04 (4-2-3-1): Unnerstall - Höwedes, K. Papadopoulos, Matip, Fuchs - J. Jones (78' Hoeger), Neustädter - Farfan, Holtby (62' Barnetta), Draxler (63' Afellay) - Huntelaar. All.: Stevens.

BAYERN MONACO (4-2-3-1): Neuer - Lahm, Boateng, Dante, Badstuber - Luiz Gustavo, Schweinsteiger (89' Tymoshchuk) - Robben (84' Shaqiri), Kroos, T. Müller - Mandzukic (70' Martinez). All.: Heynckes.

ARBITRO: Kircher.

AMMONITI: Fuchs (76'), Matip (79').
 
Antonio Giusto 
 
Fonte: Calcissimo 

lunedì 14 marzo 2011

Inter-Bayern Monaco: come a Madrid!


22 maggio 2010, Inter e Bayern Monaco disputavano la 55ª finale di Coppa dei Campioni (poi Champions League). A spuntarla sono i nerazzurri, cui una doppietta di Milito regala il terzo trionfo continentale. 277 giorni più tardi, il 23 febbraio del 2011, meneghini e bavaresi si ritroveranno di fronte per l'andata degli ottavi di finale. Le cose, in questi nove mesi, sono cambiate e non poco per entrambe: allora egemoni in patria, oggi all'inseguimento di Milan e Borussia Dortmund; i calciatori, invece, rimangono gli stessi («squadra che vince non si cambia», così decisero in estate i proprietari). L'unica novità è rappresentata dal ventunenne Thomas Kraft, che ha rimpiazzato Butt tra i pali dei biancorossi di Baviera.
Individuare gli uomini chiave in una simile partita è sempre difficile, vista l'abbondanza di campioni. C'è il fosforo di Cambiasso e l'ubriacante dribbling di Robben, c'è la visione di gioco di Sneijder ed il fiuto del gol di Gómez, ci sono i cross di Maicon ed i lunghi lanci di Schweinsteiger. Tutto questo, però, c'era anche nove mesi fa a Madrid. Franck Ribéry, invece, era squalificato a causa di un'espulsione rimediata in semifinale contro il Lione. Il fallaccio su Lisandro López gli costò carissimo, ma il funambolo francese non si farà sfuggire quest'occasione per prendersi una - seppure piccola - rivincita sulla storia. Tra le fila dell'Inter, invece, non ci si può dimenticare di Samuel Eto'o. Autentico trascinatore dei nerazzurri nel deludente primo scorcio di stagione, il camerunense ha ritrovato un feeling con il gol smarrito in seguito all'esilio sulla fascia sinistra. Numeri da favola per lui, capocannoniere della Champions League con 7 reti dopo la fase a gironi.
Volutamente celato in apertura, emerge ora il discorso relativo alle panchine. Su quella bavarese van Gaal siede tutt'ora, nonostante le divergenze con i vertici societari dovute agli scarsi risultati ottenuti sin qui. Meritevole invece di una buona quantità di inchiostro è quanto avvenuto all'Inter: essendo Mourinho rimasto a Madrid dopo la vittoriosa finale, Moratti ha scelto Benítez - sponsorizzato da Branca - per la sua successione, ma i risultati sono stati disastrosi. Due trofei in bacheca, la Supercoppa Italiana ed il Mondiale per club, ma la paurosa involuzione dal punto di vista del gioco e dei risultati rispetto all'era Mourinho ha convinto Moratti ad assecondare se stesso e puntare su Leonardo, che quel 22 maggio 2010 seguiva la finale di Champions League da allenatore del Milan. Oggi l'uomo di Niterói pare aver rivitalizzato l'Inter: ritorno al rombo, cui Benítez era ricorso solo in situazioni d'emergenza, e ad una qualità di gioco più che discreta. La verticalità al primo posto, i centrocampisti alla continua ricerca dell'inserimento e Milito ed Eto'o finalmente in coppia in attacco.

PROBABILI FORMAZIONI
Inter (4-3-1-2): Júlio César; Maicon, Lúcio, Córdoba, Zanetti; Stanković, Cambiasso, Thiago Motta; Sneijder; Milito, Eto'o. All.: Leonardo.
Bayern Monaco (4-2-3-1): Kraft; Lahm, Tymoshchuk, Breno, Contento; van Bommel, Schweinsteiger; Robben, Müller, Ribéry; Gómez. All.: van Gaal.


Antonio Giusto

Fonte: Calcio 2000

mercoledì 24 novembre 2010

Roma-Bayern Monaco 3-2: Rimonta 'Magica' grazie a Borriello, De Rossi e un redivivo Totti


La Roma stacca il biglietto per gli ottavi di finale di Champions League con una rocambolesca rimonta ai danni del Bayern Monaco. Sotto 2-0 all'intervallo, i giallorossi ribaltano il risultato grazie ad un secondo tempo destinato ad entrare nella storia della società.

FORMAZIONI - Pur essendo già qualificato agli ottavi, il Bayern Monaco propone la miglior formazione possibile: Demichelis compone la coppia centrale difensiva con van Buyten, Ottl sostituisce lo squalificato Schweinsteiger a centrocampo, mentre Ribéry parte dalla fascia sinistra. Ranieri si affida al rombo, con Greco interno sinistro. Mexès vince il ballottaggio con Juan, mentre Totti parte dalla panchina.

PARTITA - Si parte: ritmi alti e tanta corsa, ma i primi minuti sono solo una bella illusione. Ben presto il Bayern Monaco prende possesso della metà campo romanista, imponendo il proprio possesso di palla agli avversari. Alla manovra partecipano tutti, dal portiere Kraft (per lui si tratta dell'esordio stagionale) sino al centravanti Gomez, passando per i terzini Lahm e Pranjić. Persino van Buyten e Demichelis (due volte) tentano la sortita offensiva, seppur con risultati insoddisfacenti. Ranieri ordina ai suoi di alzare il pressing, riuscendo ad impensierire gli avversari, ma l'impossibilità di mantenere tali ritmi per l'intera partita restituisce il dominio territoriale ai tedeschi, che lo concretizzano con Gomez: glaciale doppietta tra il 33' ed il 39', approfittando di una retroguardia avversaria non certo irreprensibile. La Roma, sotto 2-0 all'intervallo, paga la riluttanza al pressing e le non perfette condizioni fisiche di De Rossi: perno del centrocampo, risente ancora dell'infortunio patito in Nazionale. Ménéz, poi, è poco ispirato: Vučinić e Borriello si ritrovano isolati.

Incomincia il secondo tempo, ma pare si tratti di un'altra partita. Ménéz entra in campo con 45' di ritardo, e con sé trascina l'intera squadra. Leggermente defilatosi sulla destra, per poter affrontare l'approssimativo Pranjić, il francese propizia il goal dell'1-2 di Borriello con uno slalom
strabiliante. Galvanizzata dal goal, la Roma continua spingere sull'acceleratore, ma Kraft si fa trovare pronto. Ranieri, allora, si gioca il tutto per tutto inserendo la quarta punti, Francesco Totti, e i fatti gli danno ragione: nuovo rombo, stavolta d'attacco, e prima De Rossi pareggia, poi è proprio il capitano ad insaccare il 3-2 dal dischetto. Il fallo? Di Kraft su Borriello, lanciato a rete proprio da Totti.

CHIAVE - L'ingresso di Totti dà alla Roma quello che le era sin lì mancato per ribaltare un'incredibile partite. Se impiegato «alla Altafini», Totti può essere il calciatore più decisivo di questa Roma, anche a trentaquattro anni suonati.

CHICCA - Terzo goal in altrettante partite di Champions League disputate all'Olimpico per Marco Borriello: Roma è già casa sua.

MOVIOLA - Il sociologo di Pamplona Alberto Undiano Mallenco arbitra in maniera tutto sommato sufficiente. Il fallo di Kraft su Borriello è solare, desta semmai qualche dubbio il metro utilizzato per la distribuzione dei cartellini gialli: Kroos sì, perché Ménéz no?

TATTICA - Detto del rombo d'attacco di Ranieri, con Totti nei panni del regista, Vučinić e Ménéz sui lati e Borriello centravanti, è interessante analizzare l'inopinata scelta compiuta da van Gaal sul risultato di 2-1 per il suo Bayern Monaco: fuori Müller, dentro Contento. Il dirottamento di Pranjić sulla destra, però, non deve sorprendere: quando vestiva la maglia dell'Heerenveen il croato portava il 10 sulle spalle ed agiva sulla trequarti.

PROMOSSI&BOCCIATI - Totti e Ménéz guidano magistralmente la rimonta romanista, resa possibile anche dalla grinta di De Rossi: stringe i denti, e fa 2-2. Borriello è un bomber vero, mentre Greco paga la poca esperienza sin qui maturata a questi livelli. Il solo Gomez salva la faccia nel Bayern Monaco, assieme a Kraft. Inspiegabile la reazione della squadra, addormentatasi sul 2-0.

Antonio Giusto

Fonte: Goal.com

lunedì 15 novembre 2010

Eigentor di Tomislav Piplica



6 aprile 2002, trentesima giornata della Bundesliga 2001-2002, Energie Cottbus - Borussia Mönchengladbach. Eigentor di Tomislav Piplica.

domenica 26 settembre 2010

Vado al Mainzimo



Il carnevale a Mainz è arrivato in anticipo, a confermarlo lo scherzetto giocato al Bayern Monaco. Gli uomini di Thomas Tuchel, 37 anni compiuti da meno di un mese, si ritrovano così in vetta alla classifica della Bundesliga: diciotto punti in sei partite, un ruolino di marcia impensabile alla vigilia del campionato anche per il primo tifoso del Karnevalsverein (il club di carnevale), Harald Strutz, assente perché impegnato a... dire sì a alla sua Christine: «Ho fissato il matrimonio tempo fa, mai avrei immaginato di ritrovarmi in questa posizione di classifica» la - comprensibile - giustificazione.Contro il Bayern Monaco campione di Germania e vicecampione d'Europa è scesa in campo una squadra grintosa e ben disposta in campo dal giovanissimo allenatore: oculata pressione sul portatore di palla avversario nel primo tempo, poi logicamente scemata con il trascorrere dei minuti, utile comunque per fiaccare un Bayern Monaco provato dalla rimonta infrasettimanale sul campo dell'Hoffenheim. Il gol del vantaggio è una perla di Sami Allagui, ventiquattrenne tunisino di Düsseldorf perfettamente assistito da Lewis Holtby, figlio di un soldato inglese di stanza a Mönchengladbach: il colpo di tacco che vale lo 0-1 è un magnifico esempio del mosaico culturale tedesco, reso ancor più evidente dal fatto che per dirigere l'incontro fosse stato designato Babak Rafati, di chiare origini iraniane. Il momentaneo pareggio, uno sfortunato autogol del tetracampione di Danimarca Bo Svensson, si è rivelato inutile ai fini del risultato: Ádám Szalai, imbeccato dal giovanissimo eppure già protagonista André Schürrle, ha girato in rete il pallone del definitivo 1-2.Probabilmente il Mainz non vincerà il campionato, però sperare non costa nulla. Ed in Germania, dove anche una neopromossa può vincere lo Schale, lo sanno bene.

sabato 3 luglio 2010

Argentina-Germania 0-4: Muller al 3' p.t.; Klose 23', Friedrich 29', Klose 44' s.t.



Argentina (4-3-1-2): Romero; Otamendi (25' s.t. Pastore), Demichelis, Burdisso, Heinze; Maxi Rodriguez, Mascherano, Di Maria (30' s.t. Aguero); Messi; Higuain, Tevez. All Maradona.
Panchina: Andujar, Pozo, C.Rodriguez, Garce, Samuel, Bolatti, Veron, Gutierrez Jonas, Palermo, Milito.
Germania (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Mertesacker, Friedrich, Boateng (27' s.t. Jansen); Khedira (33' s.t Kroos), Schweinsteiger; Muller (39' s.t. Trochowski), Ozil, Podolski; Klose. All: Loew.
Panchina: Wiese, Butt, Aogo, Tasci, Badstuber, Marin, Kiessing, Cacau, , Gomez.
Arbitro: Irmatov (Uzbekistan)
Note: ammoniti Otamendi, Muller, Mascherano.

Ebbene sì, la Germania ha denudato il re. Coesione difensiva e capacità di ripartire e verticalizzare il gioco, tanto è bastato agli uomini di Löw per annientare l'Argentina: mai squadra, in questo Mondiale. Per rispedirla a Buenos Aires c'è voluta quella che invece più squadra di tutte si è dimostrata sin qui, la Mannschaft, che non si accontenta di superare agevolmente il turno ma coglie anzi la palla al balzo per lanciare un messaggio chiarissimo alla vincente di Paraguay-Spagna: ci prenderemo noi il posto e finale, e pure gli applausi del pubblico.
Compito primo per l'analista della partita - il sottoscritto, in questo caso - è però capire che cosa frulli nell'impomatata testa di Maradona. Che le idee del Pibe de Oro non siano chiarissime si è avuto modo di intuirlo sin dall'esordio messitematico contro la Nigeria, però l'ostinazione nel puntare su Otamendi (buon centrale, ma agghiacciante nelle vesti di terzino) è inspiegabile: chi si permette il lusso di lasciare a casa Javier Zanetti dovrebbe quantomeno essere in grado di rimpiazzarlo con un calciatore del medesimo livello, non di adattare un centrale difensivo dove prima era stata deludentemente proposta un'ala. Nulla di strano, quindi, nel fallo su Podolski che genera il gol del vantaggio tedesco (Müller di testa, in anticipo proprio sull'impresentabile Otamendi) ed incanala la partita sui binari teutonici. Con l'Argentina costretta a rimontare, Schweinsteiger e soci stringono le maglie ed annientano gli spazi tra i reparti: la manovra dell'Albiceleste langue nella propria metà campo, priva d'idee e di movimento senza palla. Messi, che dovrebbe accendere la luce, non ci riesce perché troppo lontano dall'interruttore: costretto ad andarsi a prender palla fin quasi sulla propria trequarti campo, non è in grado di risolvere individualmente la partita. Le alternative al prodigio blaugrana si chiamano Tevez e Di Maria, ma neppure loro riescono ad impensierire più di tanto l'ordinata retroguardia tedesca, anche se il neoacquisto del Madrid mourinhano in avvio di ripresa qualche apprensione a Neuer la crea. Ma è davvero troppo poco, e la Germania ne approfitta non appena si esaurisce la spinta emotiva degli avversari: Müller - da terra: genialmente efficace - serve in profondità Podolski che regala a Klose il 2-0.
Il gol del raddoppio induce Maradona a cambiare qualcosa, senza criterio però: Pastore subentra ad Otamendi, sbilanciando la squadra che infatti piglia anche il 3-0 da Friedrich (!) dopo uno slalom dell'ex promessa dello sci Schweinsteiger (non scherzo: il biondo regista del Bayern Monaco eccelleva per davvero nello sci alpino, in gioventù). Veron e Milito, intanto, rimuginano sulla loro permanenza in panchina. Con un'Argentina allo sbando, Klose ne approfitta per segnare il quattordicesimo gol in carriera ai Mondiali, eguagliando Gerd Müller e rendendo ancor più dolce questa vittoria.
Parere personale, all'Argentina serve un allenatore: Maradona è un «ventiquattresimo», forse un buon motivatore ma non di certo il sapiente in grado di trovare la formula per far coestistere Messi, Tevez, Higuain ed Agüero. E per questa generazione di fenomeni - offensivi e non: Cambiasso e Mascherano hanno il fiato necessario per renderne possibile la convivenza - la prossima sarà probabilmente l'ultima chiamata mondiale.

ANTONIO GIUSTO

Fonte: Blog Mondiali di Calcio 2010

domenica 27 giugno 2010

Germania-Inghilterra 4-1: Klose (G) al 20, Podolski (G) al 32', Upson (I) al 37' p.t.; Mueller (G) al 22' e al 25' s.t.


GERMANIA (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Mertesacker, Friedrich, Boaeting; Schweinsteiger (dal 38' s.t. Kiessling), Khedira; Mueller (dal 27' s.t. Trochowski), Oezil, Podolski; Klose (dal 27' s.t. Gomez). (Wiese, Butt, Jansen, Aogo, Tasci, Badstuber, Kroos, Marin, Cacau). All: Low.

INGHILTERRA (4-4-2): James; G.Johnson (dal 42' s.t. Wright-Phillips), Terry, Upson, A.Cole; Milner, Lampard, Barry, Gerrard; Defoe (dal 26' s.t. Heskey), Rooney. (Green, Hart, Dawson, Lennon, J.Cole, Warnock, Carragher, King, Carrick, Crouch). All: Capello.

ARBITRO: Larronda (Uruguay)

NOTE - Spettatori 40.510. Ammoniti Johnson e Friedrich per gioco scorretto. Angoli 4-6. Recuperi p.t. 1'; s.t 2'.

Auf Wiedersehen, Inghilterra. La spumeggiante Germania di Löw impartisce una lezione di calcio ai sudditi di Elisabetta II, candidandosi prepotentemente ad un posto nella finale di Johannesburg.
L'andamento dell'incontro è chiaro sin dalle prime battute, sufficienti all'Inghilterra per palesare le proprie lacune: Gerrard e Milner, accentrandosi, vanno a creare un'eccessiva densità in zona centrale finendo con l'otturare gli spazi. I terzini, Johnson ed Ashley Cole, non riescono a proporsi con la costanza «slovena» perché tenuti bassi da Müller e Podolski: il gioco ristagna, privo di sbocchi esterni. La Germania, che difende con ordine, attende di recuperare il pallone (alto, possibilmente) per dedicarsi al gioco che più le piace, quello basato sul fitto fraseggio volto ad aprire varchi per l'imbucata centrale dell'attaccante di turno. Accortezza del giorno, quella di agire prevalentemente sul centrodestra per sfruttare la lentezza di Upson e la scarsa propensione difensiva di Ashley Cole: da lì partono i tagli di Klose (l'1-0 ne è la dimostrazione) ed è proprio in quella zona che agisce - e si inserisce - Özil nel primo tempo.
Gli inglesi, che soffrono la dinamicità degli avversari, evidenziano l'assenza di un «cervello»: l'incursore Lampard ed il mediano Barry non garantiscono la quantità di fosforso necessaria alla fluidità della manovra che, come detto poc'anzi, ristagna in zona centrale e trova nei cambi di gioco di Gerrard le uniche, flebili variazioni ad un copione tremendamente monotono. Rooney ci prova andandosi a prendere il pallone a quaranta metri dalla porta, ma non è in questa maniera che ha segnato 34 gol nell'ultima stagione; con il passare dei minuti, complice la disperazione, piovono illogici lanci lunghi: cosa possono Defoe e Rooney contro due marcantoni come Friedrich e Mertesacker?
Ma l'attacco non è certo il più grande cruccio di Capello, perché i guai veri li passa James (pessimo in occasione del 3-1) a causa di una carente fase difensiva. Maglie troppo larghe, eccessiva distanza tra i reparti - follia pura, quando affronti una squadra che schiera tre uomini sulla trequarti - ed una preoccupante staticità consente a Schweinsteiger di pensare calcio (sia lode a van Gaal, maestro di calcio) mentre Müller, Özil e Podolski sfruttano a meraviglia i movimenti di Klose, perfetto nell'attirare Upson sull'esterno in occasione del 2-0. Veder giocare la Germania, questa Germania che mangia kebab e balla il samba, è una gioia per gli occhi: fraseggio stretto con palla rigorosamente a pelo d'erba, ottima qualità tecnica e rapidità d'esecuzione magistralmente fusi in una manovra offensiva che include almeno quattro uomini, con Khedira sempre pronto ad inserirsi.
La bella favola tedesca rischia però d'interrompersi sul finire del primo tempo, quando un doppio errore difensivo (Neuer esce a vuoto, Friedrich sceglie l'uomo sbagliato) consente ad Upson di riaprire la partita. Complice la verde età ed un'inesperienza latente, la Germania sbanda quel tanto che basta a Frank Lampard per scagliare il bolide del pareggio che oltrepassa nettamente la linea ma non viene convalidato: Geoff Hurst al contrario.
Il primo quarto d'ora di ripresa scivola via placidamente, con l'Inghilterra protesa in avanti alla ricerca del pari e la Germania che approfitta della scarsità di idee degli avversari per attirarli nella trappola del contropiede. Müller è lo spietato esecutore, i mandanti si chiamano Schweinsteiger - ripeto: grazie van Gaal - ed Özil.
Considerazioni finali: un'ala vera come Walcott, capace di andare sul fondo e dotato di gran passo, non avrebbe fatto comodo a questa piattissima Inghilterra? Lo stesso dicasi per un regista puro come Carrick: più facile trovare una cascata nel deserto che un'idea in questo centrocampo.

ANTONIO GIUSTO

Fonte: Blog Mondiali di Calcio 2010

giovedì 24 giugno 2010

Ghana-Germania 0-1: Ozil 15' st.


GHANA (4-1-4-1): Kingson; Pantsil, J.Mensah, Jonathan, Sarpei; Annan; Tagoe (19' st Muntari), K.Boateng, Asamoah, A.Ayew (47' st Adiyiah); Gyan (37' st Amoah). (Agyei, Inkoom, D.Boateng, Appiah, Ahorlu, I.Ayew, Addy, Owusu Abeyie). All.: Rajevac.

GERMANIA (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Friedrich, Mertesacker, Boateng (28' st Jansen); Khedira, Schweinsteiger (36' st Kroos); Muller (22' st Trochowski), Ozil, Podolsk; Cacau. In panchina: Aogo, Tasci, Kiessling, Wiese, Badstuber, Marin, Butt, Gomez. Allenatore: Loew 6. ARBITRO: Simon (Brasile).

NOTE: spettatori 83.391. Ammoniti Ayew e Muller. Serata fredda, cielo sereno. Terreno di gioco in buone condizioni. Angoli 7-4 per la Germania. Recupero: 1'; 3'.

Se vinci ti giochi gli ottavi di finale contro l'Inghilterra, se perdi torni a casa. Ed in caso di pareggio ti attacchi alla radiolina - seeh, come no: via di maxischermo - e aspetti il verdetto di Australia-Serbia (2-1, ma Pantelic...). Ma fare calcoli non è nelle corde di Löw: in campo ci si va per vincere, poche storie.
La Germania si dispone in campo con il consueto 4-2-3-1, ma la novità offensiva rappresentata da Cacau crea qualche incomprensione. Il brasiliano, perché di brasiliano si tratta, non è un centravanti ma una seconda punta e tali sono i movimenti che è in grado di proporre sul campo: viene sempre in incontro al portatore di palla, non dettando praticamente mai il passaggio in profondità e costrigendo il cittì ad invertirlo con Müller mentre Podolski galleggia anonimamente sulla sinistra facendosi notare più per il lavoro di ripiegamento che per le occasioni create. I tedeschi patiscono l'accorta difesa del Ghana, che concede appena un'imbucata centrale, ma Kingson fa buona guardia su Özil. Intanto la Mannschaft si accorge della pericolosità del contropiede ghanese, che punta forte sulla mobilità dell'ex udinese Gyan, mentre Tagoe ed André Ayew si scambiano la posizione creando qualche fastidio alla difesa tedesca in cui spicca Jérôme Boateng: lanciato sulla fascia sinistra da Löw, fa un buon lavoro in copertura e si propone anche in fase d'attacco pur palesando difficoltà legate alla scarsa conoscenza del ruolo.
L'inconveniente difensivo del Ghana è che, tenendo così bassa la difesa per evitare di farsi prendere d'infilata, si lascia troppo spazio tra le linee: il centrocampo non accorcia, ed Özil scarica un portentoso sinistro. Le Black Stars reagiscono, anche se con moderazione perché la sconfitta gli sta benissimo dato il doppio vantaggio australiano, ma oltre ad allungarsi lasciando alla Germania parecchi spazi non combina granché.
Nota negativa, l'infortunio occorso a Schweinsteiger nel finale. Con tutta probabilità sarà Toni Kroos a sostituirlo contro l'Inghilterra, nonostante la regia del talentino attualmente in prestito al Leverkusen appaia più fruttuosa una quindicina di metri più avanti.

ANTONIO GIUSTO

Fonte: Blog Mondiali di Calcio 2010

domenica 20 giugno 2010

Germania-Serbia 0-1: 38' Jovanovic

GERMANIA(4-2-3-1): Neuer; Lahm, Mertesacker, Friedrich, Badstuber (dal 32' s.t. Gomez); Khedira, Schweinsteiger; Müller (dal 25' s.t. Marin), Özil (dal 25' s.t. Cacau), Podolski; Klose. (Wiese, Butt, Jansen, Aogo, Tasci, J. Boateng, Kroos, Kiessling, Trochowski) All.: Löw.

SERBIA (4-5-1): Stojkovic; Ivanovic, Vidic, Subotic, Kolarov; Krasic, Kuzmanovic (dal 30' s.t. Petrovic), Stankovic, Ninkovic (dal 25' s.t. Kacar), Jovanovic (dal 34' s.t. Lazovic); Zigic. (Isailovic, Djuricic, Rukavina, Milijas, Tosic, Obradovic, Pantelic, Mrdja). All.: Antic.

ARBITRO: Undiano Mallenco(Spagna).

NOTE: spettatori 38.294. Espulso Klose al 37' p.t. doppia ammonizione. Ammoniti Ivanovic, Kolarov, Subotic, Khedira, Lahm, Schweinsteiger per gioco scorretto, Vidic per c.n.r. Angoli 7-1. Tiri in porta 4 (1 traversa)-3 (1 palo, 1 traversa). Tiri fuori 9-7. In fuorigioco 3-3. Recuperi 1' p. t., 3' s.t.

Qualcuno spieghi ai serbi che a calcio si gioca usando i piedi, non le mani. Bisogna dirlo a Kuzmanovic, a Vidic, a tutti... tutti tranne uno: Vladimir Stojkovic In una partita strana, pesantemente condizionata dalla severa espulsione di Klose, a decidere ancor più del gol di Jovanovic è la parata di Stojkovic sul rigore di Podolski.
Prima che Undiano Mallenco diventi un fattore, la Germania ripropone quanto di buono fatto vedere contro l'Australia: palla sempre a terra, che mai si butta via e circola finché non si apre il varco giusto per servire l'uomo che va in profondità. La Serbia, che si aspetta qualcosa del genere, riesce a limitare i tedeschi mantenendo inviolata la propria porta. Poi la partita cambia faccia nel giro di sessanta secondi, tanto intercorre tra l'espulsione di Klose (intervento da dietro su Stankovic, opinabile il rosso) ed il gol del vantaggio serbo, frutto dell'affondo di Krasic sulla destra (Badstuber troppo lento, di Krasic doveva occuparsi qualcun altro) che causa scompiglio tra le marcature tedesche e consente a Jovanovic di metter dentro l'1-0 dopo una torre di Zigic, su cui nell'occasione era inspiegabilmente venuto a trovarsi il «lillipuziano» Lahm. Una doccia gelata per la Germania, sin lì in controllo dell'incontro, ma la caparbietà dei tedeschi si materializza sotto forma di un bolide di Khedira cui solo la traversa nega il gol.
Nel secondo tempo la Germania continua ad attaccare, sfruttando i varchi che si aprono nella difesa serba: gli uomini di Antic paiono poco abituati ad amministrare il vantaggio, e la clamorosa ingenuità di Vidic concede addirittura un'occasione dagli undici metri a Podolski. Lì Stojkovic fa il miracolo, non replicato sull'altro fronte da Zigic e Jovanovic: un palo a testa, e la partita rimane aperta fino al fischio finale del fiscalissimo Undiano Mallenco.

ANTONIO GIUSTO

Fonte: Blog Mondiali di Calcio 2010

lunedì 14 giugno 2010

Germania-Australia 4-0


GERMANIA (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Mertesacker, Friedrich, Badstuber; Khedira, Schwinsteiger; Müller, Özil (dal 28' s.t. Gomez), Podolski (dal 35' s.t. Marin); Klose (dal 26' s.t. Cacau). (Wiese, Butt, Jansen, Aogo, Tasci, J. Boateng, Kroos, Kiessling, Trochowski). All.: Löw.

AUSTRALIA (4-4-2): Schwarzer; Wilkshire, Neill, Moore, Chipperfield; Emerton (dal 28' s.t. Jedinak), Valeri, Grella (dal 1' s.t. Holman), Culina; R. Garcia (dal 19' s.t. Rukavytsya), Cahill. (Federici, Galekovic, Beauchamp, Milligan, Carney, Kewell, Vidosic, Bresciano, Kennedy). All.: Verbeek.

ARBITRO: Rodriguez (Messico).

NOTE: spettatori 62.660. Espulso Cahill (A) all'11' s.t. per gioco scorretto. Ammoniti Özil e Cacau per comp. non reg., Moore per proteste, Neill e Valeri per gioco scorretto. Angoli 4-7. Tiri in porta 10-2. Tiri fuori 6-8. In fuorigioco 7-1. Recuperi 1' p.t., 3' s.t.

Toh, guarda chi è arrivato in Sudafrica con qualche giorno di ritardo: il gioco del calcio, sì, proprio lui. Evidentemente non c'era spazio sugli aerei dell'Algeria e della Slovenia, magari la crisi greca gli ha impedito di salpare alla volta del continente nero, oppure Domenech ha ritenuto inopportuno portarselo appresso a causa della sfavorevoli previsioni astrologiche. Fatto sta che, in un modo o nell'altro, è riuscito a scroccare un passaggio alla Fußballnationalmannschaft: Löw, evidentemente, non ha avuto il buon cuore di lasciarlo a casa, ed i tanti giocherelloni che compongono la selezione tedesca hanno accolto con gioia l'inaspettato compagno di viaggio.
Contro l'Australia, disposta in campo secondo gli antichi dettami di Hiddink ma opinabilmente diretta da Verbeek, i teutonici hanno avuto vita facile. Dopo la fortuita occasione capitata a Garcia in avvio, propriziata dalla marcatura a uomo tedesca in occasione del primo corner dell'incontro, la Germania ha iniziato a fare il proprio gioco: nulla di eccezionale, non c'era mica l'Olanda del '74 in campo, ma almeno si trattava di calcio. Fraseggio, esterni che allargano il campo e pallone in profondità ogniqualvolta si apre un varco nell'incerta difesa australiana, mai in grado nell'arco dell'incontro di salire a tempo e mettere in fuorigioco i tedeschi, che dopo soli 8' sono già in vantaggio con Podolski: filtrante di Özil per Müller, che vede il compagno libero sul secondo palo e lo serve senza esitazioni. Forte del vantaggio, la Germania continua ad amministrare il possesso della sfera, sempre pronta ad infilare la sonnacchiosa difesa dei Socceroos: basta una fiammata per mandare in tilt Neill e Moore. Segna Klose, che si divora almeno altri due gol, ma l'Australia sembra accontentarsi del risultato, rinunciando al pressing e limitandosi a ribadire il proprio 4-4-2 attendista che nonostante tutto lascia parecchi spazi agli avversari, imperterriti nell'attaccare lo spazio alle spalle della difesa.
Nel secondo tempo, complice l'ingiusta espulsione di Cahill, la fatiscente baracca australiana crolla. Le gambe non ci sono più, la testa pare non esserci mai stata (come spiegare, altrimenti, le numerose incomprensioni al momento di far scattare la trappola del fuorigioco?), ed i tedeschi ne approfittano per allietare la platea: il fraseggio si fa più stretto, e gli inserimenti di Özil e soci mandano nel pallone la retroguardia australiana, che concede il tris a Müller. Chiude i conti Cacau, servito dal solito Özil - a Gelsenkirchen ancora si mangiano le mani - a tu per tu con Schwarzer.
Detto dell'andamento della partita, si può porre l'attenzione sulla Germania. Fresca, giovane e vivacissima: il melting pot (undici «stranieri» su ventitré convocati) pare aver spazzato via decenni di pragmatismo teutonico, ridisegnando una squadra vogliosa di raggiungere il successo con un occhio di riguardo allo spettacolo. Mesut Özil, classe 1988, è probabilmente il giocatore che meglio rappresenta la nuova filosofia di gioco tedesca, frutto di un meticoloso lavoro sui settori giovanili: figlio di turchi, nato in Germania, un bagaglio tecnico di prim'ordine da mettere a disposizione dei compagni festanti. Forse - diciamo probabilmente - l'11 luglio non saranno loro ad alzare la coppa, ma questo è comunque un giorno pieno di significato per il calcio tedesco: la prima rappresentazione a livello di Nazionale maggiore della scuola calcistica attualmente campione d'Europa a livello Under 17, 19 e 21.

ANTONIO GIUSTO

Fonte: Mondiali di calcio 2010

domenica 15 febbraio 2009

lunedì 28 aprile 2008

Bayern Monaco - Stoccarda 4-1


PARTITA - Il Bayern affronta lo Stoccarda innanzitutto per vendicare il 3-1 subìto all’andata, che fu la prima sconfitta stagionale in Bundes per la squadra di Hitzfeld, poi, in caso di sconfitta del Werder Brema a Karlsruhe, evitata da Sanogo a quattro minuti dalla fine, anche per festeggiare lo Schale (che sarebbe il ventunesimo per i Rossi di Baviera) che i campioni uscenti di Germania sembrano essere venuti a portare all’Allianz Arena.
Il Bayern, in formazione ampiamente rimaneggiata a causa dell’imminente ritorno della semifinale di Coppa Uefa contro lo Zenit, dispone davanti a Rensing (in porta a causa dell’infortunio rimediato da Kahn proprio contro i russi) la consueta linea a quattro composta, da destra a sinistra, da Lell, van Buyten, Demichelis e Jensen; a centrocampo c’è la novità Willy Sagnol sulla fascia destra, dal lato opposto Schweinsteiger, libero di accentrarsi per provare la conclusione; al centro van Bommel e Ottl; davanti a tutti Luca Toni e Miro Klose, in campo nonostante una triplice microfrattura al setto nasale. Gli svevi, in lotta per un posto nella prossima Coppa Uefa, schierano davanti a Schäfer una difesa priva del capitano Fernando Meira, che prevede Osorio e Magnin sugli esterni con Tasci e Delpierre centrali; a protezione della difesa c’è Pavel Pardo, con Bastürk libero di inventare per Gomez e Cacau, sulle fasce da Silva e Hilbert.
Il Bayern parte bene, e dopo appena otto minuti si trova già in vantaggio: Jansen punta Hilbert sulla sinistra, poi serve van Bommel in area. L’olandese, chiuso da Tasci, mette dentro un pallone basso e teso che Delpierre non riesce a controllare. Nei paraggi c’è ovviamente Luca Toni, che infila Schäfer con il sinistro. Lo Stoccarda non demorde, ed al 19’ Antonio da Silva trova la rete del momentaneo pareggio con un calcio di punizione da oltre 25 metri deviato da van Bommel su cui Rensing non può nulla. Dopo il pareggio dello Stoccarda, il Bayern pare accontentarsi di questo risultato e pur continuando a fare la partita cerca di affondare meno che nella prima parte di gara. Nella ripresa è addirittura lo Stoccarda a partire più forte, ma i sogni di vittoria degli svevi vengono interrotti da van Bommel, con la collaborazione di Schäfer, al minuto numero 55, quando l’olandese calcia una punizione dai 20 metri su cui Schäfer ha più di una responsabilità. Per l’ex capitano del PSV non c’è neanche il tempo di festeggiare che viene sostituito, al suo posto dentro Franck Ribéry, assieme a lui nella mischia anche Zé Roberto, al posto di un impalpabile Willy Sagnol. Con l’ingresso del francese in campo la partita cambia volto, visto che l’ex marsigliese al 75’ delizia la platea con un tiro a giro d’esterno che s’insacca all’incrocio dei pali alla sinistra di un incolpevole Schäfer. Passa un minuto, e si replica: Ribéry mette a sedere mezza difesa dello Stoccarda prima di battere con un preciso sinistro dall’altezza del dischetto Schäfer, che avrà successivamente modo di litigare con Luca Toni. Nel finale il Bayern si limita ad amministrare la partita, cercando però anche la rete del 5-1 con Podolski e Zé Roberto. Il Bayern è praticamente campione di Germania, lo Stoccarda si ritrova appaiato ad Amburgo e Bayer Leverkusen nella lotta per un posto in Coppa Uefa.

PROMOSSI - Il migliore in campo è ovviamente Franck Ribéry, che nella mezzora passata in campo prima delizia il pubblico con il fantastico tiro a giro d’esterno destro che s’infila proprio nell’angolino alto alla sinistra di Schäfer. Tra i bavaresi bene anche Zé Roberto e Toni, come al solito, ma anche Marcell Jansen: finalemente una gara sui livelli della scorsa stagione per il nativo di Mönchengladbach. Nello Stoccarda gli unici a salvarsi sono Gomez, volenteroso ma raramente in grado di impensierire Rensing, ed Hilbert, anch’egli volenteroso ma mai in grado di far male al Bayern.

BOCCIATI - Più di metà dello Stoccarda non merita la sufficienza, particolarmente negative le prestazioni di Delpierre, che serve anche l’assist per il gol dell’1-0 a Toni, Boka, subentrato all’infortunato Magnin e praticamente mai in partita, ed anche Bastürk non riesce mai a fare la differenza. Malissimo anche Schäfer. Nel Bayern sottotono Klose e Sagnol, oltre a Podolski.

TABELLINO
Bayern Monaco - Stoccarda 4-1
(primo tempo 1-1)
Gol: 1-0 Toni (B, 8’), 1-1 Da Silva (S, 19), 2-1 Van Bommel (B, 55’), 3-1 Ribéry (B, 75’), 4-1 Ribéry (B, 76’)
Bayern München: Rensing 6 - Lell 6, van Buyten 6, Demichelis 6, Jansen 6.5 - Sagnol 5.5 (dal 58’ Zé Roberto), van Bommel 6.5 ( dal 58’ Ribéry), Ottl 6.5, Schweinsteiger 6 - Klose 5.5 (dal 70’ Podolski 5.5), Toni 6.5. (Kraft, Breno, Sosa, Kroos) Allenatore: Hitzfeld 6.5
VfB Stuttgart: Schäfer 5 - Osorio 5.5, Tasci 5.5, Delpierre 5 (dal 77’ Pischorn s.v.), Magnin 6 (dal 37’ Boka 5) - Hilbert 6, Pardo 6, Bastürk 5, da Silva 6 - Cacau 5.5, Gomez 6 (dal 77’ Marica s.v.). (Ulreich, Meißner, J. Schuster, Beck) Allenatore: Veh 5.5
Arbitro: Florian Meyer
Ammoniti: Bayern: Ribéry, Schweinsteiger, Podolski; Stoccarda: Delpierre, Osorio.

venerdì 21 marzo 2008

The Lego Boy



In Germania c’è un ragazzino, tale Fabian Moritz, che si diverte a riprodurre i gol della propria squadra del cuore (l’Hannover) e della nazionale tedesca col lego. Qui sopra trovate il video del 3-0 rifilato dall’Hannover al Real Madrid in un’amichevole di quest’estate. Qui, invece, i video delle altre partite dell’Hannover ripodotte da Fabian “The Lego Boy” Moritz.

lunedì 11 febbraio 2008

Il Werder ferma il Bayern all’Allianz Arena



In un’Allianz Arena gremita in ogni ordine di posti va in scena la sfida-schale della Bundesliga: prima contro seconda, Bayern contro Werder. All’andata, disputata al Weserstadion, finì 4-0 per gli uomini di Hitzfeld, era un altro Bayern, però, e dall’altra parte c’era un altro Werder.
Gli uomini di Schaaf si presentano a Monaco ben consci del fatto che hanno le carte in regola per vincere, anche se dopo la sconfitta interna subita contro il Bochum la scorsa settimana non si direbbe. Il Bayern sa che una vittoria significherebbe portarsi a +6 sugli inseguitori, ma va bene anche un pareggio, che lascerebbe invariato il distacco dal Werder.
Con questi presupposti ci si aspetta una partita spumeggiante, e così è. Il Werder si porta in vantaggio subito, con Diego, che dopo appena 6 minuti di gioco riceve il pallone da Rosenberg e, dopo aver superato due avversari sullo slancio, batte un incolpevole Oliver Kahn. Il Bayern prova allora a risvegliarsi, ed affida la sua reazione rabbiosa a Luca Toni. Il bomber di Pavullo nel Frignano prima frana su Wiese, convincendo Thorsten Kinhöfer, scelto a sorpresa per arbitrare il big match, a fischiare il rigore ed ammonire Wiese (seguiranno poi altri 8 cartellini gialli). Dal dischetto Toni dimostra di non essere propriamente un cecchino dagli 11 metri facendosi parare la conclusione da Wise, che due minuti dopo non può nulla quando è lo stesso Toni a servire Zé Roberto, che batte Wiese per il gol del pari. Le due squadre terminano alla grande il primo tempo, ma nella ripresa si ammansiscono, complici anche gli errori degli assistenti di Kinhöfer, che per due volte sbandierano a vuoto in occasioni da gol per i bavaresi. Il Werder, comunque, ha i suoi meriti, o meglio li ha Wiese, che respinge gli assalti della truppa biancorossa consentendo ai suoi di portarsi a casa un punto tutto sommato meritati che permette al Werder di restare in scia ai bavaresi e sognare l’aggancio.