martedì 17 marzo 2009

Premier League : Nba = Serie A (calcio) : Serie A (basket)

Premier League : Nba = Serie A (calcio) : Serie A (basket). Questa semplicissima proporzione basta per spiegare a chi predilige la palla a spicchi a quella ad esagoni bianchi e neri (sì, una volta…).
In questo momento gli inglesi – o, per meglio dire, le squadre inglesi: neppure un gol «nato» nella perfida Albione nei tre scontri diretti con le italiane – sono su un altro pianeta. Marziani. I sempliciotti terrestri risiedono al di qua del Canale della Manica, anziché dell’Oceano Atlantico. Ed i terrestri siamo noi italiani. Bravi ad esportare (o, da un’altra prospettiva, a farci fregare) i migliori giovani: Camilleri, Petrucci e Macheda come Bargnani, Belinelli e Gallinari.
Se quest’«esportazione» di talenti può sembrare cosa buona agli occhi di qualcuno, le altre analogie tra Serie A calcistica e cestistica con le grandi leghe anglofone sono assai preoccupanti. Prima fra tutte, il livello di gioco. Così come oltreoceano la musica da parquet cambia parecchio da quella che si è abituati ad «ascoltare» in Italia, oltremanica le cose sul rettangolo verde vanno in maniera diametralmente opposta. Se non fosse bastato l’«Italian Job» ammirato in Champions, in cui i sudditi della Regina Elisabetta hanno surclassato sul piano tattico ma soprattutto fisico i nostri, i due big match del weekend hanno dimostrato per l’ennesima volta che si tratta di due mondi diversi: Manchester United-Liverpool, terminata 4-1 per gli ospiti, è stata, oltre che la prova che i Reds sono ormai la squadra regina d’Europa negli scontri diretti (il Milan ha abdicato), una partita godibilissima, giocata a ritmi semisconosciuti dalle Alpi in giù.
45’ di fuoco per aprire, altrettanti su ritmi pressoché identici per chiudere. E mentre da loro le due migliori squadre ammirate negli ottavi di Champions League davano vita ad uno spettacolo da leccarsi le orecchie, da noi Inter e Fiorentina, deluse europee, tra scivoloni e prodezze di Ibra («bulletto» in Italia, dove fa ciò che vuole con chi vuole, quasi desaparecido in Europa, anche se a Manchester ha lanciato qualche timido segnale), cullavano gli spettatori giocando ad un ritmo blando anche per alcuni campionati centroamericani. Proprio come in America, dove Celtics-Lakers è un inno al basket, al cui confronto un Siena-Roma è buono al massimo per far assopire qualche bambino restio ad andare a nanna.
L’Inter, quindi, ha vinto anche domenica sera, tornano a +7 sulla Juventus dopo l’effimero avvicinamento dei bianconeri. Dominio nerazzurro che continua, così come perdura quello senese nella pallacanestro. L’unica cosa che noi appassionati di calcio italiano speriamo non duri a lungo, invece, è il divario che ci separa dagli anglofoni, siano essi maestri della pedata o della schiacciata poco importa.
Antonio Giusto

Fonte: Goal.com

1 commento:

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Azzeccatissimo questo paragone...ciao!